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venerdì 13 gennaio 2012

Indole del Collezionista

Così, improvvisamente un giorno ho letto che il collezionismo è legato all'Io interiore infantile.
Mi ci sono ritrovato, e mi sono chiesto come mai avessi 15.000 punti di space marine nell'armadio (senza equipaggiamento dicevo fiero a tutti).

Confesso, che negli altimi anni, abbandonata una "gioventù" non più fresca, e maggiormente consapevole del mio ruolo di padre, mi sono voltato verso la mia infanzia e l'ho spogliata dei ricordi "indotti" (da racconti altrui, da deformazioni sociali, da ricostruizioni congrue al presente).

Ho trovato lì il seme di questo mio atteggiamento verso il gioco, la collezione, la modellazione e la pittura.

Penso che nel corso di quei primi anni il "soldatino" rappresentasse per me, un luogo confortevole in cui difendersi: un contatto con la figura di mio nonno reduce di guerra ovvero con la mia famiglia (che vedevo solo nei w.e.), un mondo in cui la fantasia sosteneva la realtà, e la protezione e la cura che riservavo ai miei soldatini erano in realtà per me.

E' molto difficile incontrare il proprio IO bambino.
Fatto sta che mi sono ritrovato con 15.000 punti di space marine, la prima, la seconda compagnia e buona parte della settima (mezzi inclusi).

La cosa interessante del collezionismo creativo è dovuta dunque al fatto che l’oggetto di devozione è
sempre disponibile al gioco, al suo uso fantasioso, alle sensazioni piacevoli di cui è una potente sorgente evocativa. Gli oggetti amati hanno una qualità narrativa che attende che qualcuno la possa scoprire e rinarrare, ma a loro volta possono essere investiti di proiezioni che ne arricchiscono la loro vocazione narrativa. Essi stimolano un’attività intellettuale molto ricca e originale. Il collezionare sembra, in conclusione, un’attività frutto dello sviluppo che non  termina con l’età adulta e prosegue tutta la vita. Forse determinata dal bisogno di riflettersi in un universo concreto e palpabile per non smarrire la propria identità; forse caricata da  bisogni  infantili,  da affetti frustrati e da fantasie magiche; forse mossa dalla pulsione narcisistica di esibirsi insieme o accanto alle cose, e per questa via sentirsi ammirati; forse manifestazione di una creatività che non ha potuto esprimersi  in altre vicende della vita; forse segno di una sensibilità particolare nei confronti del fluire del tempo
Puccini S., Le sentinelle della memoria. S.E. (vedi Puccini S. Il corpo, la mente e le passioni, Roma CISU 1998)

Mi sono disfatto di quanti più space marine potessi (la maggior parte nemmeno montati). La mia collezione ha preso la forma di un organismo vivente, che si evolve, che muta, che rimane però sestesso. La mia collezione è la proiezione del mio IO bambino, che cerca uno spazio vitale... e voglio che sia così

5 commenti:

  1. Bel post! Ogni soldatino avrebbe una storia Reale da raccontare del suo proprietario, del suo io. In effetti mi piace pensare abbiano un'anima :-)

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  2. Se penso ai miei Soldatini dispersi...da bambino avevo una collezione enorme di Atlantic (ed altro) 1/72. Di tutte le epoche e tutti mischiati in certi contenitori a "tubo" (quelli per bottiglie di liquore). Alcuni li ricordo perfettamente. Chissà dove sono adesso...

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  3. Vi ringrazio, questo post è stato scritto di getto, mi fa piacere abbia colto nel segno di altri "soldatinari".
    Sono daccordo con Voi: i soldatini popolano la nostra fantasia quanto la nostra realtà (basta pensare allo spazio fisico!)

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  4. Sivent il Caotico27 febbraio 2012 15:53

    Sì, colpisce nel segno, parli di cose verissime e sentite, e chi appartiene a questo stesso mondo risuona come un diapason.

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